POEMA DI UNA SERA VAGANTE
23
Aprile 2002
tratta ferroviaria Leipzig - Berlino
tremanti,
pizzicando budella
che lasciano
oscillare melodie.
Archi si mescolano, impetuosi.
sposate a
fiati, un ottone
distante.
Un movimento
pieno.
Nella mia mente
restano appese figure
di corpi nudi
e ancora veleno
soltanto un poco.
Note acute,
quasi un sibilo
il
tasto più irraggiungibile.
Il sesso umido
di una femmina
gettata
rumore di rotaie e vagiti.
Crome
singhiozzanti si distendono.
Le mie narici
cercano l’odore
della
carne.
Corde sfregate
come l’insistenza
di un amplesso;
consumarsi addosso.
La fuliggine è fra le gambe
di una cagna.
Non servono
trilli strascicati
percussioni
convergenti
allo stesso
punto del
battere.
T’immagino con
una mano
adultera
ancora indolenzita.
Movimento
rapido.
Si spacca il
tempo
passano
avanti
l’oscenità ed i
mercanti
di carogne.
Cieco cielo che
non riesce a dissetarsi.
Il ventre come
una palude
acqua ferma
come un coito andato
a male.
Digrignare
distorto di fiera
che lima le fauci.
Cadenza penosa
di un adagio
sciupato.
Bile che si
rovescia fuori
dall’umano flagellato
mescolo i pezzi
separo vertebre tumefatte
smembro nervi.
Croci conficcate.
Le ghiandole
secernono acido.
Cado rovesciato,
sottosopra,
intrappolato
fra
due natiche vogliose.
Deglutisco
saliva.
E’ una stanza
putrida
di umori stantii.
La lingua
scivola
e
capezzoli come
ciottoli incandescenti
evaporano
il desiderio.
Percorro vie di
penombra
tracciati
immaginari
valichi
concavi
miserie percosse
sudo.
Andante che sa
di pozzanghera
al
primo sole.
Rimescolo tutte
le macchie di
addio
e so
accontentarmi della
loro polvere.