NEW YORK
Cadono come scaglie
dall'estremità
capovolta
del cielo…
specchi
e riflessi.
La polvere si frantuma,
si sgretola,
attaccata e compatta.
Apparenza.
La vertigine
oscillante,
sull'abisso rovesciato
di vetro e metallo.
L'equilibrio,
è il respiro,
è il sostenersi precari,
è il procedere.
La vita,
mille anime,
miliardi confusi, e balenanti,
indifesi.
Dove mi porti con la tua pioggia?
Quaggiù,
e m’innamori,
ti sorrido…
marea.
Il fumo scavalca
l'asfalto
rigettato fuori con un
singulto;
sbava cirri,
esala, umido, il
sottosuolo.
Potrebbe arrestarsi
per un breve istante
tutta quella luce.
Non c'è ragione
per attraversare
questo intricato
e inesplorabile
baleno.
Come procede.
lento
Come ha
imparato
a divaricarsi.
Un bicchiere
e soltanto ghiaccio.
Labbra di sole;
trangugio memorie.
Le linee si congiungono.
C'è un mondo di ametista
e rock’n’roll.
Le note schiantano
stelle;
si dilata
anche la più
microscopica
frazione di
cosmo.
Collisioni.
Da quando è scesa la notte
e tu hai chiuso gli occhi.
Da quando le lacrime hanno
restituito meraviglia al tuo cuore.
Tutto è pervaso
di stupore.
Il profumo dell'Oceano
nella corsa e nella
speranza.
Lexington Ave. si spopola,
si aggredisce,
si getta nuda nel torbido
dei motori.
La donna ansima
dai suoi seni molesti, beve.
L'uomo
trangugia;
avidi pensieri
e fumo.
Ancora un’altra
sigaretta.
Guardami le mani,
ho mani sudate, e sporche,
e gonfie di foschie.
Guardami,
perché sono l'uomo che ha
commesso tutti gli sbagli,
ha pagato per tutù gli errori,
e non ha mai piegato la
sua volontà.
Sostienimi.
Il giovane, pelle d’incenso,
oscilla,
barcolla,
perde gravità,
risorge,
schianta,
su due piedi,
e percuote il suolo.
Ferma la musica
fratello.
Non c'importa quando,
ne di quanto.
Se gli angoli
non si
collimano, cedi.
Molle questa cera
ti bagna il
viso.
Non c'è dolore.
Senti il freddo.
Ancora un poco
del tuo corpo.
Passa
inesorabile
l'avvenire.
Quando la tua
bocca ha
sussurrato
il suo desiderio.
Quando la tua
pelle si è
levigata
sotto l’insistenza
dei miei
sospiri.
Quando il
piacere ti ha
raggiunta,
ti ha
aggredita,
plasmata.
Io bagnavo i tuoi capezzoli con il
pianto.
New York è sdraiata su questo
letto, spossata:
sorseggia Bud, pulendo il bacon
dai denti;
sbuffa Marlboro,
e si masturba.
Continua a
piovere.
Si assomigliano
s’intrecciano
indissolubili
insondabili.
Sul lenzuolo
un suo capello.
Inspirava l'aria stretta
attraverso l'andamento discontinuo
dei rari denti che gli si affacciavano
ogniqualvolta abbozzava un ghigno
nauseato e sprezzante..
Masticava come
dovesse vomitare.
Urla; come gola
dilaniata
da rabbia e
male.
Miserie
e un'immensa solitudine.
La bambina
strillava
strillava
e non sapeva smettere.
La bambina
gemeva,
frignava,
ma non poteva sapere:
Dove cadiamo
e cosa ci spetta?
Dove la porterà
quell’abbraccio
insicuro e timoroso?
Senti come si ricompone
il ritmo se la grancassa
impone la sua cadenza.
Eccetto un inchino,
escludendo la nebbia,
mettendo in disparte
l'orizzonte,
ecco,
il porto d'attracco.
Quando brillavi
sul mio petto
come smeraldo.
Quando ti accompagnavi
ai miei fremiti.
Quando aspettavo domani
soffocando il presente.
Quando ho restituito
il tuo sguardo
al silenzio
e l'ho sotterrato.
Questo fiume
trasparente
è l’urna che
ti avvolge.
Il sonno precede
l'abbandono.
Lei è così
distante.
Un bacio
appena le sue labbra.
Il ritorno
e l'eterno
ridestarsi.
Profumo.
Quanto delle sue mani,
e domande.
Scruto,
e osservo,
e intreccio
dita.
Un breve accenno
infrange ogni ombra.
Immobile e delicata.
Muta il
paesaggio
e si modella,
oscillando,
cadendo dal
cielo,
planando sul
manto e le
cose reali,
e si disseta.
La vita
si
ridesta.
Così
assoluta
e
insondata.
Così
profondamente
e
morbidamente
incantevole.
L'amore
danza in una
sfera di avorio,
bianco,
levigato,
esatto.
L'amore mi
afferra,
mi torce e
schianta l'anima,
s'addentra,
deciso e impaziente.
Ti amo.
Sorridi,
piano,
in silenzio,
leggera.
Un fremito,
il tuo abbraccio,
la bellezza dei
tuoi pensieri.
New York
si scompone;
vetro che volteggia
nel
vento.
New
York
New
York
ed eccoti…
anima irradiata.
6 giugno 2005