PLENILUNIO

 

Fuori lo spazio perde ogni confine,

fuori lo sguardo si piega a seguire

un orizzonte irregolare,

fuori il mondo respira della sua

vastità smisurata.

 

Il lago è uno specchi muto

carezzato dal suono distante

dei campanacci, un breve oscillare,

un percuotere confuso e interminabile.

 

Il vento, araldo della notte,

scivola disordinato e pungente:

curva tra le mie dita, ruota

mescolandosi al respiro,

si flette, tace un istante,

poi risale la vetta fino a scomparire.

 

Siamo rimasti soli, la luna e io,

soli e innamorati a osservarci.

Li è ferma lì, principessa degli astri,

e osserva lucente i miei occhi stupirsi.

Tutta la vita si racconta in questa distanza

che ci separa.

Tutta la vita si orna di questo immenso chiarore.