NOTTURNO
L’erba si veste di onice e vento
chinata al passaggio di grilli e cicale.
L’erba murata da gesso e cemento
che ritorna mantello a sostenere chi sale
sentieri di elfi e di fate dorate
di sogni e preghiere, di mani lavate
che aspettano il nascere per benedire
e congelano il vivere per non morire
e guardo la vetta trafitta da stelle
e guardo i tuoi occhi sorpresi
da un taglio di luna, piena
e limpida
avvolta ai tuoi seni nudi
e teneri,
disciolta fra i tuoi capelli
e guardo questo cielo immenso
e guardo questo spazio immenso.
E sono sassi e frammenti limati dai ghiacci
immobili, inerti di fronte a correnti
che affluiscono rapide verso l’unico letto
che risuona cullando i pastori e le genti.